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brand new artist !

Oltre al desiderio di ascoltare nuova musica e scoprirne di altrettanta, ritengo sia necessario che i musicisti indossino nuovi panni.

Questa è la riflessione che gira nella mia testa da qualche settimana, in seguito agli interventi fatti ed ascoltati alla conferenza di Nexa.

E’ da qualche anno che i musicisti passano una buona parte del loro tempo su Internet non a lavorare sulle musiche, ma sulla musica, creando connessioni, oppurtunità, immagine; su myspace, come su bandcamp o su twitter.

Il mio punto di osservazione (radio e netlabel) mi dice che ai musicisti manca ancora quella giusta mentalità ad adattarsi alle situazioni ed a farle proprie: il tradizionale modello dell’etichetta discografica è oramai tramontato, perchè i dischi (fisici) non sono più l’elemento primario del business e perchè il centro di tutto quanto è diventato l’artista stesso, ma non c’è ancora una piena coscienza.

Leggo con piacere gli ultimi i movimenti di alcune band nostrane, parlo dei Carpacho che si sono messi “in vendita” su Ebay, ma la loro offerta soffre, a mio dire di aver errato il target: vendono un contratto discografico per realizzare uno o più album con un’etichetta. Il fatto che si espongano su Ebay, significa mettersi in relazione con milioni di potenziali acquirenti, dicesi end user o meglio prosumer, ovvero quel popolo che consuma attivamente, un po’ come l’appassionato di musica.

Quale è il miglior investitore possibile oggi su Internet ? il prosumer o un’etichetta discografica ?

La fonte sulla quale ho letto dell’iniziativa dei Carpacho, mi segnala anche quella dei genovesi Ex-Otago che indirizzano meglio la loro proposta, direttamente al pubblico con la forma dell’azionariato popolare, una forma di cooperazione diretta tra fan ed artista che mette proprio al centro del discorso i due protagonisti del futuro musicale. Gli Ex-Otago li ricordo per essere molto semplici e sinceri e questa loro mossa dal gusto retro in realtà sa molto di presente.

I Carpacho a livello mediatico hanno fatto un abile mossa ma genuinamente restano nella tradizione richiedendo di aver tra le mani un pezzo di carta (il contratto) ed un pezzo di plastica (il disco): il loro desiderio è assolutamente naturale e rappresenta la concretezza, ma la realtà ci dice che è tutto un divenire e le nuove possibilità puntano su nuove strade che per fortuna non sono soltanto x-factor !

Tornando agli spunti nati dalla Conferenza annuale di Nexa su Internet e Società, vi rimando alla possibilità di ascoltare l’audio dell’intero incontro (6 ore) tramite Radio Radicale, in più qui, trovate un altro resoconto di quella giornata.

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un futuro di possibilità

La conferenza di Nexa di sabato 28 novembre mi ha dato al possibilità di riflettere assieme agli altri interlocutori sullo stato dell’arte del mondo musicale ed il risultato delle valutazioni è sostanzialmente che la discografia è finita ma il business musicale è più vivo che mai, in questo la Rete è una manna ed occorre darsi da fare (mi rivolgo ai musicisti). Lo status del diritto d’autore è in una fase transitoria: le Collecting Society europee sono sul chi va là in seguito alle imposizioni della Commissione Europea, tanto che si stanno delineando nuovi soggetti; nel frattempo il dialogo tra Siae e Creative Commons continua, seppur la tanto cara burocrazia del Palazzo sta rallentando (volutamente) il processo. Ancora una volta il progresso avanza per altre strade e quello che abbiamo ascoltato e dibattuto negli incontri ne è la traccia concreta !

Riporto qui le mie riflessioni fatte in previsione del mio intervento.

Come produttore musicale (Eniac) ho iniziato nell’era dei computer e la possibilità offertami da questi strumenti è stata quella di ricercare nella musica del passato rimescolando le carte (REMIX) e creando qualcosa di nuovo.

Questa è il modo in cui è iniziata la mia avventura nella musica.

Il mio approccio riprende quanto elaborato recentemente da Lawrence Lessig, “padre fondatore” di Creative Commons, il REMIX. A testimonianza del fatto che questa pratica di rielaborare il passato appartiene realmente alla cultura presente.

Oltre a rielaborare il passato, uno degli elementi portanti della realtà musicale odierna, si lega al cammino irrefrenabile intrapreso dalla tecnologia aldilà di leggi ed usanze e che con Internet ha trovato il mezzo per divenire una forza innovatrice nella vita di tutti i giorni, distribuendo strumenti e nuove possibilità a chiunque.

Da musicista affermo che tutto questo sia una manna !

La Rete è il territorio dove avviene tutto ciò, ed è un mercato illimitato rispetto al modello discografico tradizionale, ma occorre reinventarsi e non restare legati all’idea: “voglio pubblicare il mio disco”.

Oggi ci sono molte più possibilità !

Il panorama si è allargato, evidenziando la peculiarità (e la “pecuniarità”) di aspetti come l’esibizione dal vivo, la possibilità di relazionarsi con musicisti di estrazione e luoghi differenti e l’utlizzo di nuovi canali distributivi:  Le Free Netlabel come i portali di musica a pagamento (Beatport o Junodownload, per citare 2 casi di successo nel campo del djing).

La mentalità dei musicisti non è ancora pronta e cosciente del cambiamento. E’ necessario da parte loro uno sforzo in più, non si tratta solo più di andare in sala prove o andare a fare date su date dal vivo.

Oggi ci sono molte più possibilità in più rispetto al passato:

Ieri producevi il demotape, lo inviavi per posta in un numero di copie che se andava bene era nell’ordine del centinaio; oggi con pochi click fai ascoltare la tua musica ad un numero potenziale di ascoltatori molto più amplio ed in ogni luogo del globo.

Dietro a tutto ciò ci deve essere la coscienza che devi avere qualcuno che ti ascolti, altrimenti non esisti ! E per fortuna oggi, abbiamo molti strumenti a portata di mano per farci ascoltare !

Creative Commons come altri “Strumenti” nati in Rete, sono quel di più rispetto al passato che permettono di superare le barriere legislative che hanno imbrigliato la potenzialità creativa.

Siamo nell’epoca della copia infinita: la definizione di file ha in se questo attributo: copiare ha un valore che aumenta se è permesso, se c’è una restrizione si limita !

Così si legittimano tutte le meravigliose esperienze di confronto, collaborazione e condivisione che portano ad un avanzamento culturale, che sono un valore ed è proprio qui che il Creative Commons ha svolto un ruolo determinante nel velocizzare queste dinamiche.

Dopo di che questo valore dovrà prendere la giusta forma, ma è necessario prima di tutto riconoscerlo e permetterlo.

La Rete è un’enorme contenitore che può ospitare i contenuti di 6 miliardi di creativi: è l’era dell’abbondanza !

In mezzo a questo mare occorre districarsi, sono necessari dei filtri:

la Rete in se li crea da se, penso alle community delle economie di condivisione o ai singoli pro-sumer.

In ambito musicale questo processo è più lento, proprio per quanto detto sopra.

In base alla mia esperienza ritengo siano necessarie delle figure capaci di indicare la rotta e valutare cosa meriti di esser diffuso:

l’oceano di contenuti in cui navighiamo necessita di mappe e rotte ben chiare perchè tutti quanti vorremmo ascoltare bella musica !

L’attività che sto svolgendo mira verso questa direzione :

Gestisco la Netlabel Chew-Z (assieme a Daniele Pagliero), ed in questi primi 3 anni il ruolo dell’etichetta si è delineato come un diffusore mediato di nuove musiche che non hanno visibilità nei canali convenzionali, cercando di esporle ad un pubblico su scala globale.

Chew-Z offre un’alternativa a chi chiede “altra” musica, cercando di porsi con una mentalità più aperta verso un pubblico che ha cambiato il modo di fruire la musica.

In quest’ottica rientra la nostra scelta di agire prevalentemente su Internet, tenendo gli occhi ben aperti sulla realtà, lavorando nel territorio, offrendo prodotti ed eventi il più possibile curati e con uno stile riconoscibile.

Gli obbiettivi ed i possibili scenari futuri sono rosei ma il quotidiano per un’etichetta come per un musicista è ancora problematico, quello che si costruisce in Rete è ancora difficile da trasformare in carta canta.

Ritengo che questa sia una fase transitoria data anche dal fatto oggettivo che in Italia il nocciolo delle difficoltà derivi dal fatto che l’intrattenimento culturale (TV a parte) rappresenta meno di un decimo degli interessi degli italiani.

Mi auguro che le dinamiche di democratizzazione ed inclusione che sono avvenute nei confini di Internet possano rappresentare il Futuro anche per noi (Italia).