rip me

Rip! A remix Manifesto è un film realizzato dall’attivista web Brett Gaylor e riguarda il sensazionale caso di Gril Talk, musicista che rappresenta solo la cima di un movimento e di un fenomeno intrinseco alla cultura digitale: il mash up.
Le bellissime canzioni di Girl Talk, costruite attraverso la selezione di migliaia di campionamenti da canzioni pop, sono opere di ingegno o furti di “proprietà intellettuale” altrui?
Rip! A remix Manifesto è un film che parla di mash-up e vie grazie al mash-up. L’autore ha licenziato tutti gli spezzoni del film online ed è possibile remixare il documentario a piacimento.

Inoltre dal 13 gennaio troverete in libreria il DVD Rip! A remix manifesto (di Brett Gaylor http://www.ripremix.com/) – Feltrinelli Real Cinema nel quale Fabio Battistetti aka Eniac ha redatto i contenuti extra del dvd stesso: Music Restart, una compilation musicale di autori italiani (12 : Camusi, Hermitage, Simone Pelliconi, Stefano Amen, Black Era, Emily Plays, Riga, Tomme, Matera Electronics, Mihi Lavish, Hi Risk Cafe, Dresda) che licenziano la propria musica in Creative Commons e che la diffondono tramite la Rete:
http://www.feltrinellieditore.it/RealCinema/SchedaLibro?id_volume=5001354

C’è anche un contest, il premio Remix, per rimescolare i contenuti video del film documentario:
http://www.feltrinelli.it/remix
il vincitore parteciperà alla serata Remix che si svolgerà a Milano in Aprile (maggio infos le trovate all’url sopra riportato).

brand new artist !

Oltre al desiderio di ascoltare nuova musica e scoprirne di altrettanta, ritengo sia necessario che i musicisti indossino nuovi panni.

Questa è la riflessione che gira nella mia testa da qualche settimana, in seguito agli interventi fatti ed ascoltati alla conferenza di Nexa.

E’ da qualche anno che i musicisti passano una buona parte del loro tempo su Internet non a lavorare sulle musiche, ma sulla musica, creando connessioni, oppurtunità, immagine; su myspace, come su bandcamp o su twitter.

Il mio punto di osservazione (radio e netlabel) mi dice che ai musicisti manca ancora quella giusta mentalità ad adattarsi alle situazioni ed a farle proprie: il tradizionale modello dell’etichetta discografica è oramai tramontato, perchè i dischi (fisici) non sono più l’elemento primario del business e perchè il centro di tutto quanto è diventato l’artista stesso, ma non c’è ancora una piena coscienza.

Leggo con piacere gli ultimi i movimenti di alcune band nostrane, parlo dei Carpacho che si sono messi “in vendita” su Ebay, ma la loro offerta soffre, a mio dire di aver errato il target: vendono un contratto discografico per realizzare uno o più album con un’etichetta. Il fatto che si espongano su Ebay, significa mettersi in relazione con milioni di potenziali acquirenti, dicesi end user o meglio prosumer, ovvero quel popolo che consuma attivamente, un po’ come l’appassionato di musica.

Quale è il miglior investitore possibile oggi su Internet ? il prosumer o un’etichetta discografica ?

La fonte sulla quale ho letto dell’iniziativa dei Carpacho, mi segnala anche quella dei genovesi Ex-Otago che indirizzano meglio la loro proposta, direttamente al pubblico con la forma dell’azionariato popolare, una forma di cooperazione diretta tra fan ed artista che mette proprio al centro del discorso i due protagonisti del futuro musicale. Gli Ex-Otago li ricordo per essere molto semplici e sinceri e questa loro mossa dal gusto retro in realtà sa molto di presente.

I Carpacho a livello mediatico hanno fatto un abile mossa ma genuinamente restano nella tradizione richiedendo di aver tra le mani un pezzo di carta (il contratto) ed un pezzo di plastica (il disco): il loro desiderio è assolutamente naturale e rappresenta la concretezza, ma la realtà ci dice che è tutto un divenire e le nuove possibilità puntano su nuove strade che per fortuna non sono soltanto x-factor !

Tornando agli spunti nati dalla Conferenza annuale di Nexa su Internet e Società, vi rimando alla possibilità di ascoltare l’audio dell’intero incontro (6 ore) tramite Radio Radicale, in più qui, trovate un altro resoconto di quella giornata.

un futuro di possibilità

La conferenza di Nexa di sabato 28 novembre mi ha dato al possibilità di riflettere assieme agli altri interlocutori sullo stato dell’arte del mondo musicale ed il risultato delle valutazioni è sostanzialmente che la discografia è finita ma il business musicale è più vivo che mai, in questo la Rete è una manna ed occorre darsi da fare (mi rivolgo ai musicisti). Lo status del diritto d’autore è in una fase transitoria: le Collecting Society europee sono sul chi va là in seguito alle imposizioni della Commissione Europea, tanto che si stanno delineando nuovi soggetti; nel frattempo il dialogo tra Siae e Creative Commons continua, seppur la tanto cara burocrazia del Palazzo sta rallentando (volutamente) il processo. Ancora una volta il progresso avanza per altre strade e quello che abbiamo ascoltato e dibattuto negli incontri ne è la traccia concreta !

Riporto qui le mie riflessioni fatte in previsione del mio intervento.

Come produttore musicale (Eniac) ho iniziato nell’era dei computer e la possibilità offertami da questi strumenti è stata quella di ricercare nella musica del passato rimescolando le carte (REMIX) e creando qualcosa di nuovo.

Questa è il modo in cui è iniziata la mia avventura nella musica.

Il mio approccio riprende quanto elaborato recentemente da Lawrence Lessig, “padre fondatore” di Creative Commons, il REMIX. A testimonianza del fatto che questa pratica di rielaborare il passato appartiene realmente alla cultura presente.

Oltre a rielaborare il passato, uno degli elementi portanti della realtà musicale odierna, si lega al cammino irrefrenabile intrapreso dalla tecnologia aldilà di leggi ed usanze e che con Internet ha trovato il mezzo per divenire una forza innovatrice nella vita di tutti i giorni, distribuendo strumenti e nuove possibilità a chiunque.

Da musicista affermo che tutto questo sia una manna !

La Rete è il territorio dove avviene tutto ciò, ed è un mercato illimitato rispetto al modello discografico tradizionale, ma occorre reinventarsi e non restare legati all’idea: “voglio pubblicare il mio disco”.

Oggi ci sono molte più possibilità !

Il panorama si è allargato, evidenziando la peculiarità (e la “pecuniarità”) di aspetti come l’esibizione dal vivo, la possibilità di relazionarsi con musicisti di estrazione e luoghi differenti e l’utlizzo di nuovi canali distributivi:  Le Free Netlabel come i portali di musica a pagamento (Beatport o Junodownload, per citare 2 casi di successo nel campo del djing).

La mentalità dei musicisti non è ancora pronta e cosciente del cambiamento. E’ necessario da parte loro uno sforzo in più, non si tratta solo più di andare in sala prove o andare a fare date su date dal vivo.

Oggi ci sono molte più possibilità in più rispetto al passato:

Ieri producevi il demotape, lo inviavi per posta in un numero di copie che se andava bene era nell’ordine del centinaio; oggi con pochi click fai ascoltare la tua musica ad un numero potenziale di ascoltatori molto più amplio ed in ogni luogo del globo.

Dietro a tutto ciò ci deve essere la coscienza che devi avere qualcuno che ti ascolti, altrimenti non esisti ! E per fortuna oggi, abbiamo molti strumenti a portata di mano per farci ascoltare !

Creative Commons come altri “Strumenti” nati in Rete, sono quel di più rispetto al passato che permettono di superare le barriere legislative che hanno imbrigliato la potenzialità creativa.

Siamo nell’epoca della copia infinita: la definizione di file ha in se questo attributo: copiare ha un valore che aumenta se è permesso, se c’è una restrizione si limita !

Così si legittimano tutte le meravigliose esperienze di confronto, collaborazione e condivisione che portano ad un avanzamento culturale, che sono un valore ed è proprio qui che il Creative Commons ha svolto un ruolo determinante nel velocizzare queste dinamiche.

Dopo di che questo valore dovrà prendere la giusta forma, ma è necessario prima di tutto riconoscerlo e permetterlo.

La Rete è un’enorme contenitore che può ospitare i contenuti di 6 miliardi di creativi: è l’era dell’abbondanza !

In mezzo a questo mare occorre districarsi, sono necessari dei filtri:

la Rete in se li crea da se, penso alle community delle economie di condivisione o ai singoli pro-sumer.

In ambito musicale questo processo è più lento, proprio per quanto detto sopra.

In base alla mia esperienza ritengo siano necessarie delle figure capaci di indicare la rotta e valutare cosa meriti di esser diffuso:

l’oceano di contenuti in cui navighiamo necessita di mappe e rotte ben chiare perchè tutti quanti vorremmo ascoltare bella musica !

L’attività che sto svolgendo mira verso questa direzione :

Gestisco la Netlabel Chew-Z (assieme a Daniele Pagliero), ed in questi primi 3 anni il ruolo dell’etichetta si è delineato come un diffusore mediato di nuove musiche che non hanno visibilità nei canali convenzionali, cercando di esporle ad un pubblico su scala globale.

Chew-Z offre un’alternativa a chi chiede “altra” musica, cercando di porsi con una mentalità più aperta verso un pubblico che ha cambiato il modo di fruire la musica.

In quest’ottica rientra la nostra scelta di agire prevalentemente su Internet, tenendo gli occhi ben aperti sulla realtà, lavorando nel territorio, offrendo prodotti ed eventi il più possibile curati e con uno stile riconoscibile.

Gli obbiettivi ed i possibili scenari futuri sono rosei ma il quotidiano per un’etichetta come per un musicista è ancora problematico, quello che si costruisce in Rete è ancora difficile da trasformare in carta canta.

Ritengo che questa sia una fase transitoria data anche dal fatto oggettivo che in Italia il nocciolo delle difficoltà derivi dal fatto che l’intrattenimento culturale (TV a parte) rappresenta meno di un decimo degli interessi degli italiani.

Mi auguro che le dinamiche di democratizzazione ed inclusione che sono avvenute nei confini di Internet possano rappresentare il Futuro anche per noi (Italia).

restart

Ritorno su queste lande, proprio nei giorni in cui la mia landa di origine (Chew-Z), compie tre anni e festeggia in città con alcuni eventi di musica dal vivo… proprio nei giorni in cui a Torino si muoveranno un po’ di parole ed immagini sui temi legati al rapporto internet-musica per 2 occasioni particolari ed in qualche modo correlate :

Venerdì 20 novembre al Torino Film Festival verrà proiettato il documentario canadese di Brett Gaylor, Rip ! A Remix Manifesto.  è un divertente racconto sullo status della cultura pop odierna all’interno delle problematiche legali della proprietà intellettuale, dove le community e gli utenti finali creano, remixano… nonostante tutto.  Il termine Remix deriva da una definizione della cultura odierna secondo Lawrence Lessig (al tema ha dedicato il suo ultimo libro) e lui stesso è uno dei “creatori” delle licenze Creative Commons che permettono agli “attori del web” una maggiore libertà di movimento rispetto al tradizionale diritto d’autore (il copyright). La settimana successiva, si farà proprio il punto sullo status quo legato al CC, con la Conferenza organizzata da Nexa sul tema Internet & Società al quale sarà dedicato una specifica sezione: Sabato 28 Novembre, entro Congressi Torino Incontra, Via Nino Costa 6, dalle 10 alle 18, ed a seguire il party notturno Creative Commons Party presso il Cafe Liber (Corso Vercelli 2, Torino).

il 21 giugno, non è solo estate

Ufficialmente è la data di inizio della stagione più vivace, da qualche anno è la data in cui si festeggia la musica, anche se forse ci sarebbe da far altro che far festa, ma mettersi di buona lena per smuovere qualcosa sarebbe apprezzabile. Come detto al No Fest! faremo qualche cosa (il dibattito alle 17.30) e a non troppa distanza (Torino), si svolge Torinopen, un’incontro “aperto” sui contenuti aperti per guardare sotto un’altra luce la condivisione (sia del sapere che di musica= peer to peer). Il tutto è redatto da Creative Commons Italia e prevede momenti musicali e di dibattito. La stessa CC si riuscisce il prossimo 26 giugno sempre in città, all’Aula Magna del Politecnico (presso il Lingotto) per dibattere l’evoluzioni tecnologiche in relazione alle licenze creative commons.

Tornando al dibattito (No Future!) di domenica 21: avrete qui un resoconto, altri punti di vista e riflessioni…

Intanto riporto un mio articolo introduttivo sul tema Netaudio redatto per il portale Nettare (la community italiana delle netlabel di musica elettronica).

Tempo d’estate è anche tempo per la lettura: sotto il mio ombrellone vorrei avere questi 3 libri:

Copio, Dunque Sono di Ernesto Assante, “pubblicato” tramite il servizio “on demand” de Il Mio Libro che permette a potenziali autori di avere uno strumento per pubblicare il proprio libro in maniera virtuale sul sito ed una volta che viene ordinato ne viene stampata la copia (come un vero e proprio libro) ed inviata per posta (la fantomatica potenza di internet); è un servizio che inizia a diffondersi tramite più portali, nel caso italiano parte per esigenze più “domestiche” quali la stampa di un calendario, di un album fotografico o del proprio ricettario. Chissà quale portata possa avere nel settore dell’editoria, in un momento in cui anche la carta stampata è in ridiscussione ? il caso credo rientri in un’ulteriore personalizazzione delle possibilità offerte della Rete, d’altro canto vale sempre il discorso che un’editore rappresenta ancora una garanzia che il libro che hai tra le mani ha delle carattweristiche distinte per qualità.

Free, the future of a radical price di Chris Anderson. In uscita ad inizio luglio sul mercato americano. La Coda Lunga mi ha entusiasmato, qui affronta un altro suo tema caro e che ritengo stia assumendo sempre più importanza nel creare nicchie creative che abbiano alla fine della fiera un rientro economico: il gratuito ha un valore, che va capito e riconosciuto…

Remix di Lawrence Lessig. Ripensare il copyright e metterlo in pratica, lo dice già la parola e lo si fa da tanto tempo (dj’s). Il libro è uscito nello scorso autunno in America, per ora a livello ufficiale non c’è un’edizione italiana, però uno degli editori l’ha reso disponibile in formato pdf con licenza Creative Commons (Lessig è uno dei “creattori” di CC)…

No Future!

Il primo appuntamento davanti a noi, per chiaccherare sul futuro presente della musica capita questa domenica (21 giugno, ore 17.30 Spazio211, Torino, Via Cigna 211) durante il No Fest! Si parte proprio da questo festival che raduna un buon numero di etichette discografiche del panorama indipendente e di “avanguardia” nazionale.

NO FUTURE! Il futuro presente della distribuzione e promozione musicale: dalle etichette indipendenti alle netlabel.

a cura di Fabio Battistetti di “Chew-Z”, con la partecipazione di Max Casacci di “Casasonica”, Maurizio de “I Dischi Dell’Amico Immaginario” e di vari ospiti delle etichette indipendenti presenti al NOfest! (Stefano di Robotradio + …)

Oggi siamo già nel Futuro: Internet è il mezzo che porta la musica in ogni dove in un attimo, oggi i dischi non si acquistano più, oggi quel che conta è condividere l’esperienze: dai concerti al nuovo rapporto instauratosi tra pubblico e musicista. Oggi è già Domani, ma forse non ne siamo ancora coscienti: da qualche anno si è aperto un
“mare di possibilità” ma sinora chi ne ha tratto maggiore vantaggio è il pubblico (abbondanza di scelta, free download e dischi scontati nei negozi), sul versante di chi “crea” c’è ancora qualche passo da compiere.

Qui di seguito riporto un po’ di mie riflessioni introduttive al dibattito:

Innanzitutto, occorre tenere a mente che le etichette discografiche hanno come obbiettivo la produzione di musiche ed il supporto dei propri artisti, al No Fest! questi intenti sono chiari perché le etichette che partecipano hanno nello spirito la passione, ma oggi occorre fare il punto per affrontare il futuro immediatamente viste le difficoltà che la Musica affronta e voi sapete quali siano !

Qualcosa è cambiato, se non ve ne siete accorti: è arrivato Internet (in realtà sono 15 anni) ed è come se fossimo passati dal laghetto all’oceano: infinite possibilità, infinite quantità. La rete ha una caratteristica intrinseca che cambia il modo di pensare agli oggetti (siano dischi, libri, dentifrici) i files, duplicabili per definizione, Kevin Kelly dice che Internet è una fotocopiatrice. E’ quindi impensabile mantenere un sistema discografico tradizionale per tanto tempo (come è accaduto sinora) quando è cambiato l’intero ecosistema.

La Rete ha messo a disposizione di tutti molti strumenti per diventare attori e non solo più ascoltatori, lettori…  Sono strumenti che utilizzate tutti i giorni, sia che dobbiate cercare una strada o che dobbiate cercare una tipografia che vi stampi le copertine dei dischi e sia dobbiate promuovere un concerto col marketing virale.

Internet è la tomba della musica: così si è detto o meglio così è stato sbandierato dai poteri forti: questa storia è iniziata con Napster e non è ancora finita (siamo al capitolo The Pirate Bay), tutto ciò nasconde probabilmente politiche economiche errate da parte di Majors ed affini, ma ciò ci interessa in parte, c’è un dato è da evidenziare: la vendita del disco non è finita, nel 2008 si è registrato un ulteriore 15% in meno, ma è aumentata la fetta del digitale ed il vinile ha raggiunto un + 209%.

A grossi livelli, parlare di etichette discografiche inizia a non avere più molto senso, le Majors hanno pagato il prezzo, hanno tagliato costi ed investimenti ed oramai reputano il musicista che produce un disco una minima parte del proprio business. Se parliamo di musica venduta, oggi dobbiamo pensare a realtà quali Amazon, Nokia (Comes With Music), Jamendo, Beatport ed I Tunes (che in se non hanno la facciata della tradizionale etichetta discografica).

Negli ultimi 2 anni abbiamo assistito ad un numero crescente di esempi di salti nella filiera tradizionale del disco, penso al caso di In Rainbows dei Radiohead o a Ghost IV dei NIN, due mosse che a livello di numeri e di visibilità hanno dato ottimi riscontri !

L’Italia ha al momento una posizione marginale nel contesto “delle rivoluzioni dall’alto”, ma partecipa a quelle “dal basso” come quelle che racconteremo in quest’incontro, toccando con mano le esperienze che qui vediamo ed ascoltiamo.

Va evidenziata l’importanza che le indies hanno in Italia: mettono in evidenzia la fertilità del sottobosco musicale che in buona parte dei casi è sinonimo di proposte di qualità e sono il frutto di un’opera intensa di ricerca e collaborazione con le band. In futuro queste caratteristiche dovranno permanere e saranno focalizzate da figure quali il produttore ed il direttore artistico che aldilà dei formati avrà la funzione di scelta e spinta delle realtà del sottobosco verso livelli più alti.

Con Internet il mercato potenziale è diventato globale perché in pochi secondi un disco prodotto in Italia può raggiungere Singapore (cosa un tempo impensabile) ed al tempo stesso può inserirsi in una economia  a scala ridotta proprio perché può raggiungere ogni dove ed con costi minori rispetto a prima: ciò significa anche ottimizzare i tempi per curare al meglio altri aspetti tra cui soprattutto il supporto ai propri artisti.

Il panorama delle etichette indipendenti sembra sia dominato dalla frammentazione: è aumentato il numero (grazie anche ai minori costi di accesso), ma si corre maggiormente  il rischio di finire nell’anonimato se non si sta al passo coi tempi: questo è il contrasto tra il passato ed il presente, oggi è cambiata la realtà e va colta al volo ! In futuro le nicchie assumeranno maggior valore grazie alle community sviluppate attorno alle reti sociali che riuniranno gli appassionati di determinati generi o gruppi, a quel punto le etichette di genere avranno delle buone prospettive per la vendita di dischi o prodotti curati nel dettaglio ed in quantitativi esclusivi.

In mezzo, il fenomeno Netlabel è un buon punto di lettura per capire come la musica si è mossa in Rete in maniera positiva e da questa esperienza si possono individuare strade per il futuro. Il Netaudio rappresenta uno dei versanti più innovativi che la fantomatica Internet Generation ha portato a noi in questi ultimi 10 anni. Azzardiamo a definirla come una nuova cultura musicale capace di imporre un nuovo modo di qualificare la musica prodotta con mezzi sempre più accessibili (gli studi di registrazione fatti in casa, il laptop come “strumento musicale”, i game boy o iband). L’industria musicale tradizionale non è in grado di gestire tutti questi possibili nuovi talenti, di conseguenza una parte di questi pubblica le proprie produzioni discografiche in formato digitale e gratuito. Al tempo stesso sottolineo che una netlabel non è antitetica ad un’etichetta tradizionale, non pratica il culto del download digitale e del formato mp3 !

Le nuove strade non finiscono qui: la musica oggi è omnipresente, nelle strade come al cinema e queste possono essere altrettante opportunità, non è un caso che il Licensing (giochi, jingles, spot, cinema) abbia avuto un’aumento interessante negli ultimi anni.

Ciò significa che una band di oggi deve ripensare se stessa oltre ad essere un gruppo di persone che fa musica assieme con l’obbiettivo di fare un disco ed andare in tour: in mezzo ci sono tante problematiche note e nuove possibilità.

Un esempio è il fatto che il concetto di Demotape è mutato, oggi è possibile realizzare un prodotto di buona qualità con pochi mezzi e per cui presentarsi ad un etichetta con un buon demo da far sentire !

Sono cambiati anche gli ascoltatori: sono stati loro i maggiori attori a partire dal Peer To Peer sino ai fenomeni di comunanza sociale auto generatesi che abbiamo visto fiorire attorno ai social network, in particolar modo il tastesharing (legato ai Tag ed ai Feed). Oggi parliamo di attori o meglio pro-sumer, individui che in Rete si sono liberati dall’influenza del mercato discografico tradizionale, ovvero le imposizioni, il mercato delle classifiche; ognuno è in grado di scovare la musica che vuole senza dover passare per forza da quel che ascolta 20 volte al giorno per Radio !

Il Marketing è una parola in apparenza distante da molte delle etichette presenti al No Fest! a dire il vero, ne fate amplio uso, in Myspace, Facebook, Last FM o in forme più virali e “da strada”, figlie in parte dell’esperienze DIY precedenti. Un’ etichetta indipendente ha alcune caratteristiche importanti in questo ambito: la spontaneità, l’esser vicina ai propri ascoltatori e proprio per questo interpreterà maggiormente il ruolo di talent scouting perché sono loro che hanno un contatto reale col mondo, hanno il polso della situazione.

Lo scopo di tutto ciò è acquisire l’attenzione del pubblico in modo da evidenziare la propria produzione musicale ed il proprio artista in un luogo dove è aumentata in maniera esponenziale la quantità di materiale disponibile (la Rete).

Terra – Marte sola andata

il pianeta Terra è avvolto da una nuvola: composta da inquinamento, parole, vapore acqueo e rumore. per parlare di musica senza aver troppe distrazioni, occorre far piazza pulita e giungere al pianeta Marte. Qui riflettiamo sullo status quo della Musica, nel momento in cui la forma cambia, ma la sostanza rimane sempre legata all’emozione dell’ascolto, della composizione e… della condivisione. Marte è la medesima destinazione scelta da Chew-Z Netlabel per indagare “sulle musiche del futuro”